Una "minaccia" per l’universo maschile, specie per una determinata fascia di età. La prostata ingrossata, che il mondo scientifico classifica come iperplasia benigna, rappresenta uno dei disturbi più diffusi e temuti per gli over 50, che può causare ostruzioni a carico delle vie urinarie per via della compressione causata sul canale uretrale. L'effetto è di quelli sgradevolmente noti a chi ne soffre, perché produce fastidiosi sintomi, quali la difficoltà nella minzione, stimoli frequenti specie di notte, disfunzioni erettili.
Spunti di discussione, quindi, la malattia ne offre parecchi, specie in ordine alle nuove possibilità terapeutiche, che saranno al centro di un congresso internazionale di urologia in programma al Palace Hotel di Vasto sabato prossimo, 23 gennaio. A parlare di iperplasia prostatica arriveranno esperti delle maggiori università italiane e degli ospedali più prestigiosi, che hanno accettato l'invito del prof. Luigi Schips, direttore dell’Unità operativa di Urologia del "San Pio", divenuto ormai noto come centro d’eccellenza dove questa patologia viene trattata con l’utilizzo del laser a olmio, uno strumento evoluto e prezioso che con un approccio mini invasivo consente di intervenire con efficacia e ampi margini di sicurezza.
«Da mesi a Vasto trattiamo l’ipertrofia prostatica benigna con questa tecnica che pone il nostro ospedale all’avanguardia e nella ristretta élite delle strutture dotate di tale tecnologia – spiega Schips – che permette di trattare il paziente per via endoscopica con minimo trauma e sanguinamento pressoché inesistente rispetto alla tradizionale chirurgia a cielo aperto. Di conseguenza la degenza è più veloce e la convalescenza migliore».
L’alta incidenza di questa patologia e l’evoluzione delle conoscenze in campo fisiopatologico, clinico e terapeutico hanno suggerito agli urologi di Vasto l’opportunità di promuovere una giornata formativa, finalizzata alla creazione di standard di cura sempre più elevati, con il contributo dei massimi esperti nel settore: tra i relatori, infatti, figurano docenti dell’Università di Napoli, Roma, Novara, oltre a urologi degli ospedali di Bergamo, Genova, Verona e dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. Molto attesa la relazione del prof. Stephan Madersbacher, docente presso il Department of urology and andrology del Donauspital di Vienna, che la comunità scientifica accredita come uno dei massimi esperti internazionale della materia.







